SOPHIA MILAZ
Photo e Video Reporter
Sono una videomaker di Firenze, specializzata in reportage, scrittura e montaggio. La mia passione per la narrazione visiva nasce dal desiderio di raccontare storie autentiche, di restituire voce e dignità a persone e luoghi spesso invisibili, e di esplorare le trasformazioni sociali attraverso lo sguardo della quotidianità.
Mi sono laureata al DAMS, dove ho approfondito le discipline artistiche e le loro connessioni con la comunicazione e il digitale. Negli anni ho sviluppato un interesse sempre più forte per l’ambito sociale e per il potere del linguaggio audiovisivo come strumento di racconto, consapevolezza e partecipazione collettiva.
Il mio lavoro si concentra principalmente sui reportage dedicati ai quartieri popolari di Firenze, realtà che resistono ai processi di gentrificazione e alla progressiva perdita di identità del tessuto urbano. Mi interessa documentare le storie di chi abita questi luoghi — giovani, artigiani, famiglie, collettivi — e il modo in cui cercano di mantenere viva la propria comunità in un contesto cittadino sempre più omologato e orientato al turismo. Attraverso le immagini cerco di catturare l’anima di questi quartieri, la loro forza silenziosa, le relazioni umane che li tengono uniti e la memoria che li attraversa.
Ho viaggiato lungo la rotta balcanica per raccontare le esperienze di chi attraversa confini spesso dimenticati, spinta dal desiderio di comprendere e testimoniare le dinamiche di esclusione e resistenza che accomunano luoghi e persone apparentemente lontani.
Ho inoltre condotto un laboratorio di cinema nelle scuole, un’esperienza che mi ha permesso di lavorare a stretto contatto con i ragazzi, incoraggiandoli a usare il linguaggio audiovisivo per raccontare sé stessi e il proprio mondo. Credo profondamente che il racconto – sia esso individuale o collettivo – possa diventare un atto di libertà, uno spazio di confronto e di costruzione di identità condivise.
Attraverso i miei progetti cerco di intrecciare sguardi, storie e territori: un modo per restituire complessità e umanità a una città, e a un tempo, che spesso dimenticano di ascoltare le proprie voci più vere.